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06/10/2008 Reportage. Le notizie circa la storia antica di
Tindari sono poche e frammentarie. La città greca "Tyndaris" fu
fondata nel 396 a.C. da Dionigi di Siracusa come caposaldo del suo
dominio sulla costa tirrenica. Nel 344 a.C. affiancò il corinzio
Timoleonte chiamato a restaurare la democrazia a Siracusa,
travagliata da gravi perturbazioni politiche interne e dalla
minaccia cartaginese. Pare che nella seconda metà del IV secolo
facesse capo a Tindari una confederazione formata da piccoli centri
della costa siciliana antistante le Eolie. Ciò sarebbe provato dalla
presenza nelle monte, dell'eroe fondatore di Achatyrnon. Tyndarys è
ancora ricordata all'epoca di Ierone II, nel periodo delle sue
campagne contro i Mamertini. Infatti il sovrano siracusano, nel 270
a. C., dopo essersi assicurato di Tauromenion e Ameselon, avanzò su
Alesia, Abakanion e Tyndaris, stringendo in tal modo i suoi nemici
che successivamente sconfisse nella battaglia del fiume Longano.
Durante la prima guerra punica, un presidio cartaginese che si era
insediato in Tyndaris, sospettando del favore popolare verso i
Romani, trasferì i suoi più nobili cittadini quali ostaggi a Lilibeo.
Dopo l'occupazione di Palermo (254 a.C.), Tyndaris, insieme ad altri
centri, passò spontaneamente ai Romani, nella cui provincia di
Sicilia fu "civitas decumana" . Nel 146 a.C. i Tindaritani, a fianco
di Scipione Emiliano, parteciparono alla terza guerra punica. In
tale circostanza, Scipione restituì ai Tindaritani la statua di
Mercurio, che era stata sottratta alla città dai Cartaginesi.
Tyndaris, al termine delle guerre puniche, figura tra le 17 città
siciliane alleate e fedeli a Roma, autorizzate a portare una corona
a Venere Ericina. La città di Tyndaris è ancora ricordata come
vittima dell'ingordigia di Verre che, fra l'altro, prese e portò
nella sua villa a Messina la menzionata statua di Mercurio. Nella
successiva denuncia degli arbitri e delle violenze perpetrati ai
danni della città dal propretore, Tyndaris ebbe un posto notevole.
Nel 40 a.C., la città fu presa da Sesto Pompeo e da lui presidiata
nella lotta contro Ottaviano; ciononostante Agrippa riuscì ad
occuparla. Un nuovo impulso le venne all'epoca di Augusto che ne
22-21 a.C. le conferì lo status di colonia, registrata nelle
epigrafi come "Colonia Augusta Tyndaritanorum" pare che nel primo
secolo dopo Cristo, fu colpita da un disastro naturale, che
inghiottì parte considerevole della città, secondo Plinio
addirittura "dimidiam Tyndarica urbem". Dai dati che si hanno tale
disastro va collocato successivamente a Stabone (66 a.C. - 24 d.C.)
che nella sua Geografia non ne fa menzione, ma era già avvenuto alla
morte di Plinio (79 d.C.) che ne fa cenno nella sua "Storia
Naturale". Nel '600 P.Ottavio Gaetani ipotizzò che la grande frana
di Tindari fosse avvenuta qundo tremò la terra per la morte di N.S.
Gesù Cristo. Dall'anno 535 all'anno 836 la città di Tyndaris fu
dominata dai Bizantini e si hanno notizie che dal quinto secolo fu
sede episcopale. Con la distruzione operata dagli Arabi nel nono
secolo, la storia di Tyndaris e della sua diocesi si immerge nel
buio. Di grande interesse sono a Tindari i reperti archeologici
che consentono di leggere in qualche modo la sua storia antica.
Soprattutto nel decennio 1950-60 se ne sono scoperti tanti e di
grande valore. Nessun tempio è riscontrabile tra le rovine
dell'antica Tyndaris; eppure il pantheon tindaritano è ricco e
variopinto, com'è chiaramente dimostrato nelle sue emissioni
monetali. I primi quattro secoli della storia di Tyndaris sono
caratterizzati da ben trentasei serie di monete, dagli studiosi
variamente datate, e recentemente da Adolfo Minì raggruppate in tre
periodi, in base ai caratteri stilistici: le prime dodici serie, dal
380 al 254 a.C.; altre undici serie monetali del 254 al 214a.C.;
altre tredici serie dopo il 214 a.C. Restano dell'antica Tyndaris i
ruderi, imponenti ed importanti, che ci testimoniano la sua passata
grandezza: le ampie mura perimetrali della città, l'anfiteatro
romano, la basilica, le terme, alcune case e vie con importanti
mosaici; il museo che conserva reperti archeologici di grande
interesse. Il visitatore che si incammina oltre il Santuario, a
poca distanza, troverà i resti dell'antica Tyndaris, portati alla
luce e custoditi dalla Sovrintendenza alle antichità. |